lunedì 11 agosto 2014

Incontrarsi sempre a metà strada


Io l’amore l’ho visto. Negli occhi di lei: azzurri, profondi, grandi. Negli occhi di lui: scuri, lucidi, intensi. Ho visto quell’amore che dista anni luce dai rapporti da social, che non si consuma con un messaggio o una emoticon, quell’amore che vive di parole, litigate, pianti, abbracci e poi riconciliazione. Quell’amore che esiste nel respiro dell’altro ma sa anche esserne indipendente, quell’amore che ci si parla di tutto ma anche del niente, quell’amore che si discute sul colore del vestito ma anche sul non colore delle mutande. Quell’amore che è completo e abbigliato di quotidianità fatta di caffè del mattino, fesa di tacchino lasciata troppi giorni nel frigo, caffè Nespresso senza zucchero e ristorante della sera con terrazza con vista sulla felicità.


Nella vita il grande amore è fatto di due persone che sanno perfettamente che non sarà per niente facile e ci saranno salite e discese e poi curve pericolose ma anche rettilinei ristoratori, ci saranno i dossi, le doppie corsie a linea continua e poi quelle con tre corsie a linea tratteggiata, ci saranno i sorpassi e le gare da competizione, ci saranno le lumache a 80km in autostrada e le soste in autogrill, ma l’amore vero vive sempre e comunque della volontà di due individui di incontrarsi a metà strada. L’amore io l’ho visto, l’ho guardato negli occhi e vi ho scorto l’immagine dell’altro senza comunque perdere la propria visione delle cose, l’ho visto combattere per quel battito che sembrava perduto ma che in realtà era solo andato a farsi una passeggiate per respirare, l’ho visto mentre litigava e sbraitava contro uno specchio: “io la amo e questa è l’unica cosa che conta”. L’amore che ho visto è fatto di piccoli gesti, ma anche di grandi, e allora il desiderio di una vacanza tra le coste basche a  rimpinzarsi  di cibo diventa l’alcova e il mare diviene la nenia che accarezza le orecchie e il cuore degli innamorati in cammino verso un pomodorino ripieno di erotismo (magari al Nerua). L’amore che ho visto è fatto di un noi che non ha nulla a che vedere con i triangoli ma che vive perfettamente nel segno del numero due, il terzo al massimo è un figlio biondo, intelligente e acuto. L’amore che ho visto combatte in prima linea come i polacchi per vincere la battaglia contro la società dell’incertezza che vede tutti noi, nati a cavallo tra gli anni 70’ e 80’, come migranti digitali in preda a crisi esistenziali. L’amore che ho avuto davanti è di quelli che hanno un passato da portare nel palmo di una mano, un presente ricco di saggezza e un futuro che si delinea giorno per giorno nella consapevolezza che insieme le cose vengono meglio e che a due le gioie e i dolori possono essere rispettivamente il doppio o la metà che da soli.
Se un giorno potessi scegliere, vorrei che il mio amore fosse così. Fosse un litigio con la pace al seguito, la burrasca con il venticello che mi insegue per rinfrescarmi la testa, vorrei che fosse un correre in contro al sole per poi trovarmi in un campo di girasoli, vorrei che ad aspettarmi a notte fonda fosse qualcuno che mi facesse ridere per il solo fatto di aver fatto cadere a terra la forchetta.
L’amore è questo. L’amore è incontrarsi a metà strada. Sempre.

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