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domenica 9 ottobre 2016

Ginocchia che tremano e labbra che si mordono. Orgasmi che non superano Agosto

Agosto porta consiglio.
Consiglio sui chili che non hai perso. Sulle unghie che si sono spezzate. Sulle occhiaie che si sono macchiate di quel verdognolo fastidioso che tanto vorresti eliminare.
Consiglio sull’abbronzatura che non hai preso e forse, non prenderai mai. Sulle sigarette che ti hanno macchiato eccessivamente i denti e su quello smalto che sull’alluce fa proprio ribrezzo.
Agosto porta consiglio perché è il teorico mese del cazzeggio, il mese in cui tutto il mondo si mette in vacanza e in cui, finalmente il telefono si mette in modalità aereo – e non certo perché sei dall’altra parte dell’oceano, ma perché, finalmente, ti godi il tuo insostituibile materasso Memory – .

sabato 2 maggio 2015

Ma alla gente il verbo "restare" fa schifo?

È ufficiale. Il verbo restare è stato sostituito dal verbo scappare. Resto per far due chiacchere, per ascoltarti parlare, per starmene tranquillo. Resto per guardarti, per ammirarti, per capire cosa mi attrae di te. Resto un attimo, due o forse tutta la vita. Resto a pranzo, a prendere un caffè, a cena e perché no, resto a colazione che significa ho dormito con te e sono inguaiato dalla testa ai piedi e non posso più fare a meno di vederti in qualsiasi modo, anche con la bavetta che ti scende sul cuscino. Resto perché in un mondo in corsa verso qualcosa che mi è ignoto, ho capito che l’unico motivo valido per smettere di correre è il tuo viso e la gioia che mi trasmette quando mi sei vicina. Resto perché non mi è mai capitato di starmene a guardare una donna come guardo te, senza volerla cacciare a calci da casa.

mercoledì 24 dicembre 2014

Re e Regine oltre il 2014

Un altro anno è passato.
365 giorni di passioni, tormenti, esperienze, emozioni, sorrisi strappati, amore con la A maiuscola, amicizie consolidate e altre perdute. Dodici mesi in cui NON mi sono seduta a guardare la vita che scorreva, l'ho presa di petto, ho afferrato il tempo tra le mani e ho gareggiato con lui. Se mi guardo indietro penso a quante cose ho fatto, a quanto sono cresciuta e a quante persone ho incontrato che mi hanno insegnato, nel bene o nel male, che il mondo è un contenitore meraviglioso e che siamo fortunati a camminare su una terra così piena di tutto.

Il primo Gennaio 2014 è iniziato all’insegna di una litigata furibonda. Un inizio con il botto, avrei dovuto saperlo che chi inizia litigando, litiga tutto l’anno, ma io sono sempre stata una testarda. Un primo a dir poco tormentato che si è consumato con un pianto lunghissimo e una notte che non finiva mai lontana dall’uomo che credevo di amare ma che in realtà era diventato solo un’ossessione malata. Una notte passata tra un drink e una sigaretta dietro l’altra ad aspettare un messaggio d’auguri che arrivò il 6 gennaio.

martedì 4 dicembre 2012

La follia sotto controllo di Massimo Buttura




Massimo Bottura

Massimo Bottura non è solo uno chef. Massimo Bottura (cuoco dell’Osteria Francescana MO) è un filosofo del gusto, un antropologo curioso che studia cultura e società per riportarle sul piatto, è un’osservatore tenace della realtà e non per ultimo un grande amante dell’arte contemporanea. La consapevolezza che l’Avanguarda non sia più il “gioco di prestigio”, gli fa servire la verità impiattata e anteporre lo studio della materia prima mettendosi al suo servizio. “Possiamo fare ricerca, senza fare avanguardia” affermava John Cage. “Dobbiamo ricercare, ognuno, il proprio segno”, afferma Bottura che attinge dall’arte di Kandinsky, per trovare la sua aspirazione. Per Kandisky: Ogni opera d’arte, è figlia del suo tempo e spesso è madre dei nostri sentimenti. Ogni periodo culturale esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più. La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta. L’artista cercherà quindi di suscitare sentimenti più delicati”. Non è forse lo stesso per la cucina? Ogni piatto non è figlio della sua epoca e della sua territorialità, divenendo inevitabilemente padre anche dei nostri umori, sentimenti o delle nostre passioni? E il cuoco non è, dunque, autore di indelebili emozioni?