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domenica 29 marzo 2015

Complicata, capricciosa e che dice sempre NO

Il sogno comincia da qui. Ventunesimo piano di un palazzo di Rio de Janeiro. Il vento che scombina i capelli. Un Vodka Sour tra le mani. La musica di Seu Jorge che riempie le orecchie. Prima di continuare a leggere cercate su youtube That’s my way, mettetela come sottofondo e fate finta di essere li.



Una folla di gente che si diverte. Io sono lì a respirare il profumo dell’estate, del caldo sulla pelle, dei capelli ricci che si intrecciano. Il corpo suda, vestito solo di un sottoveste azzurro. I sandalini color carne svelano la magrezza dei piedi irregolari. Il caldo è insopportabile ma non smetto di respirare il divertimento di essere li, in mezzo al mio sogno, abbigliata solo dalle mie certezze e dai miei capricci.

domenica 27 aprile 2014

Amiche, apriamo un blog?


Blue G. con martina Liverani e Massimo Bottura - Bloggers al lavoro

Come diceva Charles Bukowski: “La scrittura è stata la mia fonte di giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa. Gli dei mi hanno viziato”.
Ho sempre scritto ovunque. Non so se bene o male, ma la verità è che da bambina scrivevo con i gessetti sull’aia di casa di mia nonna, da adolescente mandavo lettere lunghissime alle mie amiche e da grande ho imparato a scrivere con i tasti del mio Mac di ultima generazione. Ma, nonostante i tempi siano cambiati, non ho mai abbandonato carta e penna e ciò che ora scrivo utilizzando Word è frutto di appunti presi su fogli, foglietti, quadernini e pezzettini di carta che infilo nel portafoglio e poi tiro fuori all’occorrenza. Ho una scatola ricolma di ricordi in cui conservo i tasselli della mia vita e che ogni tanto apro. La mia vita è conservata li, dentro quel contenitore di cartone che emana profumo di esistenza e che porto sempre con me.
Per me scrivere è una questione di URGENZA. Qualcosa della quale non puoi fare a meno, un’entità che ti tiene sveglia la notte, un pensiero fisso, una maschera che ti permette di respirare. Scrivere è una malattia che ti prende anima, cuore, pancia e cervello.

Quando ho deciso di aprire il mio blog era per condividere con altri la mia passione. Era per rendere partecipi gli altri dei miei pensieri, se pur confusi e bizzarri. Era per relazionarmi con il mondo, quello della BlogCommunity.
Il 20 Dicembre 2009 è nato AspassoconBlue, un condensato di emozioni, vita, chiaccherate tra amiche sedute davanti a un caffe, passeggiate con il mio cane osservando la vita mia e degli altri he scorre. La mia idea era quella che la “romantica visionaria” Blue sarebbe andata a spasso per la città a carpire storie di sentimenti, cucina, arte e sesso nell’era dei Social Network.
In questo cammino fatto di occhi spalancati, palati taglienti e orecchie sbarrate ho incontrato altre/i che, come me, amavano scrivere e con le/i quali ho instaurato rapporti di amicizia. Perché la blogosfera, se usata con moderazione, crea dipendenza –si-  ma fa anche nascere amicizie vere.

E allora ecco alcuni blog che amo e che reputo importanti per il percorso di Blue.

venerdì 4 aprile 2014

Pantaloni senza pence. Le principesse del XXI° amano la cucina


Chi l’ha detto che la cucina è una cosa da uomini? Nell’immaginario mondiale, sono gli chef maschi a dominare la scena. In effetti, gli uomini ai fornelli sono molti di più delle donne. Fare lo chef è un lavoro durissimo, richiede tanto spirito di sacrificio, una grande pazienza e una buona dose di generosità, inoltre, fare questo mestiere, nelle cucine di un ristorante, necessita di una volontà di condivisione notevole, di uno spiccato senso del dovere nei confronti dei propri commensali e non per ultimo, abbisogna di una certa dose di pazzia in quanto non è da tutti riuscire a stare in piedi e concentrati per così tante ore. Uno chef non vive una vita normale.

sabato 1 febbraio 2014

Amore bulimico



Esistono tanti tipi di amore, a me sinceramente piacerebbe averne scoperto solo uno: quello sincero. L’amore dovrebbe essere condivisione, complicità e schiettezza. Dovrebbe essere leale, franco e puro. A tratti difficile da sostenere per le troppe emozioni ma sostenibile per il semplice fatto che è amore. Quando si parla di amore, vero, si dovrebbero sopportare anche cose come la lontananza o il mancato bacio del mattino. 

lunedì 23 dicembre 2013

Blue. Un cuore con una donna intorno. Buon Natale a te


Domani è Natale.
E allora diciamocela tutta, chi non vede l’ora di mettersi a tavola alzi la mano. Diciamoci la verità che il Natale ha sempre l’oro in bocca, o il tortello di zucca o il sorbir d’agnoli o la lasagna bolognese o qualche cibanza godereccia che riempie la pancia e gonfia il cuore. E allora armiamoci. In alto le forchette, sul petto il bavaglino, calici pieni di Lambrusco mantovano e diamo inizio alle danze.

lunedì 30 settembre 2013

Possedere, appartenere, resistere



Noi ci apparteniamo.
Io appartengo a me, tu a te, io a te, tu a me. Io e te apparteniamo a noi e insieme apparteniamo ognuno al suo ego anche se io di ego ne posseggo mille (da buona gemelli, vige la legge del multiplo). Io, come te, appartengo al mondo, sarebbe egoistico pensarmi di una persona sola, anche se non sarebbe male escludere il mondo per qualche attimo e rimanere soli ad appartenersi.
Tu potresti appartenere a una, nessuna o centomila, ma in assoluto appartieni a me, a me in maniera viscerale, unica, inimitabile. Appartieni a me dal primo litigio, dal primo sguardo e dal primo soffio di alito vicino all’orecchio. Appartieni a me dal primo sorso di DosageZero, dal primo morso di Ravioli di parmigiano e dall’ultima goccia di Kopi Luwak. Appartieni a me perchè ci siamo scambiati la carne, il sudore e le lacrime, ci siamo contaminati il fegato, i polmoni, il cervello e il cuore. Appartieni a me perché è solo con me che riesci ad essere la metà perfetta del concetto di Amore di Aristofane, divisi dagli Dei ma vagando per il mondo prima o poi si ritorna uniti, sempre anche a distanza.

mercoledì 4 settembre 2013

Un, due, tre. Triplo Orgasmo mortale


Avete presente la frase: “Vedi Napoli e poi muori”? Ecco, adesso spostate la stessa emozione che trasmette questa frase e pensate alla cucina. “Mangia al Celler e poi muori”. Si, perché dopo essere stati al Celler de Can Roca potrete solo implorare che la sensazione di brivido diffuso non se ne vada più dal corpo, dovrete sperare che la mente non abbia dimenticanze, dovrete invocare il palato perché rimanga per sempre cosparso di quei cibi così deliziosi. Entrando al Celler non solo avrete un brivido freddo che vi farà inturgidire la lingua, inarcare la schiena e sfarfallare lo stomaco, avrete un piacere così totalizzante, così immensamente prepotente, così diverso da ciò che avrete provato fino a quel momento che vi sembrerà di entrare nel Paese dei Balocchi mentre il diavolo vi sfrega una piuma sul clitoride.

mercoledì 21 agosto 2013

Estate barbara


Quando ero piccola, l’estate finiva con lo scoccare della mezzanotte del Ferragosto. Sistematicamente la mattina del 16, le spiagge si svuotavano, i lettini erano deserti e nessun asciugamano appeso più agli ombrelloni. Il mare in burrasca e il vento tagliava le guance, Estate finita, Arrivederci. Agosto è sempre stato il mese della vita vissuta a metà tra la voglia di costume da bagno e l’angoscia del ritorno alla scuola. È sempre stato il mese dei cambiamenti, delle giornate che si accorciano, degli amori che si salutano e dei ricordi che danno una sberla alla felicità. Agosto è sempre stato il mese del dentro o fuori, delle decisioni prese a due mani, del pulviscolo tra luce e ombra, del vatteneaffanculo che a Settembre ricomincio una nuova vita.
Agosto è come se fosse l’ultimo mese del calendario dell’amore, quell’amore che, iniziato in Novembre, con il primo freddo, con la voglia di scaldarsi, con il desiderio di coprirsi l’uno dell’altro, finisce con l’uscita allo scoperto del Re, che in fondo tanto Re non era. Si, perché ad Agosto dimostri davvero di non avere gli addominali, ma dimostri pure di non avere nemmeno un cervello, di un cuore, poi, neanche l’ombra. Ad Agosto togli le maschere, fa troppo caldo per quelle, mica sei al carnevale di Venezia (e poi il carnevale è a Febbraio e li di coperture ne hai parecchie). Agosto è il mese delle chiusure, quelle nette, poi se devi riassettare o ricucire o che ne so, fare qualcosa ci pensi in Autunno, quando le fiamme si sfiammano. Agosto che non passa mai, e che se ti saltano le vacanze sei fregata. Agosto che è solo l’ultimo mese di una lunga serie di mesi estivi che ti hanno dato fastidio: al corpo, alla mente e al cuore. Allora diciamola tutta che è l’Estate che scopre gli altarini. Era meglio starsene al calduccio in casa se poi ti deve capitare tutto questo delirio.

sabato 10 agosto 2013

Chi dice riviera, dice Fantini Club



I lettini Deluxe del fantini Club. Un vero lusso per chi si vuole rilassare e stare comodamente sdraiato in un lettino a due piazze. 
Bologna in Agosto è impraticabile. Impossibile pensare di uscire da casa, anche solo per prendere un caffè. Un vento bollente, quasi un phon ti si spara addosso e ti impedisce persino di respirare. Non parliamo poi di andare in bicicletta, anche per una che in bici ci vive, azzardarsi a saltare in canna per andare in centro è come avventurarsi nel deserto senza una borraccia ricolma d’acqua. Amo Bologna in estate, ma quando l’estate si fa così afosa proprio non ce la faccio a vivere la mia città, mi limito ad uscire dopo le 22 e a fare un giretto alla ricerca di un pò di venticello che puntualmente gioca a nascondino. Ma, e per fortuna esiste sempre un Ma, noi bolognesi abbiamo una fortuna che altri non hanno, abbiamo la Romagna. Dite pure quello che volete, si certo l’acqua non sarà cristallina, la spiaggia non rifletterà l’ideale caraibico, ma la Romagna offre così tanto in termini di cordialità, possibilità e divertimento che tutti ce la invidiano. Non è necessario avere acque verdi per essere meravigliosi, così come non è sufficiente avere le spiagge larghe per avere l’etichetta di luogo più divertente d’Italia. In Romagna c’è di tutto. E allora in un’oretta, noi felsinei accaldati ci prendiamo trenino o macchinina e in un lampo ci immergiamo in questa fantastica terra dalle mille sorprese e dalle innumerevoli risorse e in Agosto, ma non solo, andiamo a prenderci un po’ di fresco.

venerdì 26 luglio 2013

Osteria delle Rose. Dove vanno le foodBloggers quando a Bologna fa caldo


Vista dell'Osteria delle Rose

Chi dice che in estate a Bologna non c’è mai nulla da fare ha due grandi problemi: è una persona che non si interessa alle attività della sua città e non ha mille amiche Bloggers come me. Non è affatto vero che Bologna, con 40°, non offre opportunità, non le da se sei una persona che sta seduta alla scrivania a guardare la polvere che si accumula, non ci sarà mai niente da combinare se te ne stai incollato alla sedia ad aspettare che la vita succeda e ti bussi alla porta una qualche iniziativa carina che ti porti fuori da casa. Non lo dico per essere sempre la solita, lo affermo perché io, a Bologna, in estate faccio un sacco di cose, vedo gente, scopro posticini nuovi che aprono e mi informo su dove andare a prendere un po’ di fresco e mangiare qualcosa di buono che allieti le mie serate. Certo, avere amiche gastrofissate e foodbloggers, aiuta molto a non annoiarsi, ma poi anch’io ci metto del mio e prendo la bicicletta e mi muovo verso nuovi orizzonti che al tramonto prendono un colore diverso e tingono i capelli di un rosso più acceso.

Il Menu dell'Osteria delle Rose, RedPassion
L’altra sera la nostra scelta è caduta su una Temporary-Osteria, l’Osteria delle Rose. Ristorantino tipico bolognese, pochi piatti ma tutti della tradizione con tavolini e tovagliette di carta allestiti nella splendida cornice di Villa delle Rose. E qui spezzo una lancia a favore di una delle ville che amo di più della mia città.
Questa villa è un'antica residenza di villeggiatura edificata nel '700 al posto di una preesistente dimora di campagna appartenuta agli Spannocchi. La scalinata, meravigliosa e di grande impatto visivo si scorge da via Saragozza e sale fin sul porticato dell’edificio, in origine il suo nome era Villa la Scala. Nel 1800 la proprietà passa ai Pepoli e successivamente ad altre famiglie fino ai Armandi Avogli, che nel 1907 affidano all'architetto Dante Trebbi l'opera di restauro della villa e del giardino. Per donazione dell'ultima proprietaria, Nerina Armandi de' Piccoli, nel 1916 il Comune di Bologna acquisisce l'immobile e lo adibisce a sede della Galleria D'Arte Moderna verso la fine degli anni '20.
Dopo essere stata anche un ospedale con la seconda Guerra fino al ‘75 funge da contenitore d’arte per poi rimanere chiusa molti anni per ristrutturazione per poi diventare la dependance espositiva della Galleria D'Arte Moderna.

I Sott'Aceti e il grasso fatto in casa 
In questa cornice, piena di fiori, arte e storia, l’altra sera si è consumata la nostra cena tra risate, confidenze e pettegolezzi, tra una crescentina e una tigella, tra prosciutto, salame, mortadella Bologna, squaquerone e Pignoletto come se piovesse. L’atmosfera amicale e anche un po’ tipica da foodbloggers con macchine fotografiche e tra occhi di commensali increduli, una serata ad assaporare tortelloni burro e salvia e tagliatelle alla Bolognese e per finire un bel piatto di melone fresco in compagnia degli artisti che in questi giorni si stanno alternando in Quelli che…l’estate in città con il cartellone estivo del Teatro delle Celebrazioni.
Vino come se piovesse, per combattere il caldo è necessario
Sarà possibile mangiare e divertirsi al fresco di Villa delle Rose fino al 25 Agosto e partecipare ad un contest super cariño per vincere una cena all’Osteria. "Quelli che... L'estate in città" lancia sul suo profilo facebook/QuelliCheLestateInCitta il contest fotografico: "Fotografa Quelli che... L'estate in città e conquisti una cena per due all'Osteria delle Rose". Come funziona? Basta partecipare agli spettacoli, fotografare, postare su FB. Lo scatto più bello sarà votato ogni settimana e i "mi piace" saranno l'elemento decisivo perché la foto più amata sia scelta. 

Eccole alcune FoodBloggers all'ingresso sulla scalinata di Villa delle Rose, ma ne mancano ancora molte.
Davanti: Carmen di Le Temps des Cerises, Francy di Burro e Zucchero
Seconda fila: Marilù di Polvere di Peperoncino, Veronica di Cucino per Te Scemo, Martina di CurvyFoodyHungry, Livia di Rock and Food
mancano nella foto Bebe di ApranzoconBea e Luca e Sabrina di Sapori Divini alle prese con le loro due pupattole.
Chi sia Blue di AspassoconBlue ve lo lascio immaginare...l'unica a non essere una FoodBloggers ma a scrivere ugualmente di cucina



Avete ancora il coraggio di dire che in estate, a Bologna, non c’è nulla da fare?

Osteria delle Rose
Fino al 25 Agosto
via Saragozza 232- Bologna








giovedì 25 luglio 2013

Lo sguardo è una scelta


"Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo. Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque dall'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto. Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta".

(Amelie Nothomb, da "La metafisica dei tubi")

martedì 4 giugno 2013

Supportare – Sopportare. Tutta colpa di una vocale.


Nella vita, prima o poi, tutti abbiamo supportato qualcuno e prima o poi, tutti, siamo passati alla seconda fase che è quella di sopportare quello stesso qualcuno. Strana la nostra esistenza, per una semplice vocale cambiano le carte in tavola e ciò che prima ci sembrava qualcuno da difendere a spada tratta ora ci risulta qualcuno da cui difenderci sopportando l’amara verità di un tempo che cambia le cose o forse le persone o forse semplicemente gli eventi.

mercoledì 27 febbraio 2013

Macchè Mela del Peccato!!!


Io non so cucinare, non faccio arte, ma la osservo e probabilmente non so nemmeno fare l'amore, ma in questi anni ho sempre cercato di applicarmi. Certo cucinare non mi riesce benissimo, anzi diciamo la verità proprio non mi riesce. Dipingere, fotografare o scolpire nemmeno, diciamo che sono più ferrata a guardare l'arte e fare l'amore, beh qui, certo non dovrei essere io a dirlo, ma se pur non mi senta una tigre della branda mi applico con tanta dedizione, quando mi è possibile. Mangiare, guardare e fare l'amore sono verbi che alludono ad azioni legate al piacere, in tutti, l’atto che si compie soddisfa un bisogno, un desiderio, una voglia. Potrebbe essere più semplice e istintivo pensare che il piacere che più ci è necessario sia quello legato al cibo, atto del mangiare, in realtà non è cosi, tutti e tre sono dettati da qualcosa che va molto oltre una semplice esigenza. Certo cibarsi, in prima battuta è fondamentale per vivere, ma non lo è forse anche fare l’amore o osservare un’opera d’arte? Potremmo mai prescindere da una di queste tre cose? Potrei, io, vivere senza cibo, senza arte e senza sesso? La risposta è NO.

mercoledì 12 dicembre 2012

Il Kamasutra è una questione di DOP.


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Che il cibo abbia una stretta relazione con il sesso, IO ne ho la certezza. Va detto, però, che se fossi la sola non sarei credibile. Mi affido, quindi, a esperti per i quali il legame è cosi intimo e inscindibile da scriverci pagine e pagine, libri interminabili in cui ogni foglio ha il profumo della Melanzana mentre amoreggia con il rumore della carta. Isabel Allende in “Afrodita” spinge la lama in fondo al rosso cuore pulsante di un pomodoro, ricercandone morbidezza erotica e succosità carnale.
Manuel Vasquez Montalbàn nelle “Ricette immorali” afferma che esistono svariati esempi di seduzione che partono dal racconto di ciò che si sta per mangiare, nel suo trattato eno-gastronomico traccia l’identikit del partner ideale con il quale ognuno di noi può dividere tavola e letto. Per Stewart Lee Allen la mela è il cibo proibito e in lei il purpureo della buccia somiglia alle labbra di una donna, (ma quali labbra, dico io?) e la polpa bianca rimembra i denti e la pelle e per questo ci invita a mangiarla. Assaporando una mela, chiaro rimando al peccato originale, il sapore e la croccantezza scandiscono la natura immorale del gesto dell’addentare, la mela per quanto possa sembrare innocente era e rimane la metafora esplicita d’immoralità, crudeltà e inganno ricordandoci che nel cuore di questo frutto tanto chiaccherato risiede vagamente l’organo sessuale femminile soprattutto se la si taglia orizzontalmente. In “Tartufi bianchi in inverno” di N.M.Kelby, il grande chef Escoffier conquista sua moglie Dolphine con una partita a bigliardo e dopo averla avuta in premio dal padre la fa innamorare conquistandola dentro una cucina. In quell’ambiente dal caldo opprimente, alla novella sposa sembrava di andare a fuoco, anche i capelli le sfuggivano dai fermagli a causa della temperatura. Escoffier le cucinò un piatto semplice a base di sei grandi uova scure, trenta grammi di burro e una poêle. Lei si innamorò di lui quando le svelò l’utilizzo dell’ingrediente segreto che rendeva il piatto straordinario: l’aglio. A girare il burro con l’ingrediente segreto, insieme, vicini, i due potevano sentire i propri odori, i respiri. Escoffier invitò la sua amata a mescolare. Si mise dietro di lei perché potesse condurla nel valzer, una danza a fuoco lento come il bacio che le diede subito dopo. In “Como agua para chocolate” di Laura Esquivel, il personaggio di Tita, donna di passione, sofferenza e sentimento, vive uno speciale rapporto con il cibo che le permetterà di raccontarsi al suo amato impossibile e le farà esprimere il suo intenso ardore. Tita percepisce il mondo attraverso la cucina, raccontando i sussulti del cuore con i suoi piatti.

La cucina ci racconta, narra i nostri desideri, i nostri umori e le nostre perversità nascoste attraverso il cibo che volente o nolente diventa parte di noi. Una semplice insalata, (mangiata), diventa parte integrante della nostra pelle, dei nostri capelli, dei denti, diviene il nostro sguardo languido, la nostra calda saliva e il liquido vaginale in eccesso. Quindi, quando ci avviciniamo a un piatto, chiediamoci, dove risiede, nella sua bellezza, la prova divina del suo amore e la prova terrena del suo erotismo.


martedì 30 ottobre 2012

Piatti che coinvolgono mente, palato e cuore. La cucina di Pier Giorgio Parini




Chissà perché siamo cosi abituati a pensare al futuro, a cercare di costruirlo, viverlo, intesserlo, immaginarlo e sognarlo. Chissà perché ci sembra cosi lontano quando in realtà al solo pensarlo è già passato. Il tempo è il grande cruccio dell’esistenza, il tallone d’Achille dell’umanità, il filo d’Arianna che ci farà uscire dal labirinto. Il tempo è passato tra un attimo e futuro tra un secondo, non siamo in grado di percepire il suo passaggio e quando ci proviamo ci sfugge di mano e allora è troppo tardi per riacchiapparlo. Non vi è alcuna soluzione che possa impedire il suo scorrere e tantomeno un laccio che ci aiuti a recuperarlo. Il tempo non perde tempo, ci impone solo di viverlo. Ma esiste un luogo, forse non l’unico, ma a me piace pensare che lo sia, dove pare che Kronos si sia fermato, dove gli odori punzecchiano l’olfatto e dove all’ora del tramonto puoi scorgere il sole dar luce al mare di fronte a te. Un luogo dove all’ora di cena si mescolano silenzio e profumo e suoni di natura conditi alla passione, è l’Osteria del Povero Diavolo a Torriana. 

sabato 20 ottobre 2012

Il Punto B. Straziami ma di corna saziami


di Blue G. e Antonia S.

Prima di cominciare questa nuova avventura, vi voglio raccontare in due parole cosa sarà la rubrica Il punto B.
Cos’è il punto B, dove si trovi e com’è sia fatto, nessuno lo sa. Il punto B è una zona erogena del nostro cervello, un punto di partenza sull’erotismo, una riflessione aperta sui nostri tabù. È un insieme di considerazioni che ci liberano dalla schiavitù di non raccontare le nostre pulsioni erotiche. Se è vero che, come sostiene Blue, l’erotismo parte dal cervello, passa dalla bocca con il cibo, attraversa il cuore con le emozioni e arriva dritto dritto laggiù, nell’innominabile zona del peccato allora il punto B è la strada che percorriamo ogni giorno per raggiungere la felicità”.
Vorrei anche anticiparvi che essendo una persona che ama le contaminazioni e ascolta le opinioni altrui a volte farò intervenire altri scrittori a interagire con la mia personale visione. Uniremo le forze e i pensieri su alcuni argomenti per dare più lati su cui riflettere. Ci sarà il lato B, ma perché non avere anche il lato A o il lato C?
Così succederà in questo primo argomento, nel quale scriveremo a quattro mani e due teste su un argomento scottante come il tradimento. Cos’è il tradimento, perché e come si sviluppa, perché succede, perché ne rimaniamo incastrate involontariamente, perché lo tolleriamo o perché non vogliamo vedere certi atteggiamenti. Mi interessa il vostro parere, mi piacerebbe aprire le porte a nuove discussioni che possano fornire spunti di valutazione e di crescita. Commentatemi pure, siate anche feroci, se necessario, Il punto B. ha uno sguardo aperto e ha bisogno di sapere cosa ne pensate. Che abbia inizio lo spettacolo a  quattro mani e due cuori: quelle di Blue G. e di Antonia S.
Buon lettura.