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mercoledì 12 dicembre 2012

Il Kamasutra è una questione di DOP.


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Che il cibo abbia una stretta relazione con il sesso, IO ne ho la certezza. Va detto, però, che se fossi la sola non sarei credibile. Mi affido, quindi, a esperti per i quali il legame è cosi intimo e inscindibile da scriverci pagine e pagine, libri interminabili in cui ogni foglio ha il profumo della Melanzana mentre amoreggia con il rumore della carta. Isabel Allende in “Afrodita” spinge la lama in fondo al rosso cuore pulsante di un pomodoro, ricercandone morbidezza erotica e succosità carnale.
Manuel Vasquez Montalbàn nelle “Ricette immorali” afferma che esistono svariati esempi di seduzione che partono dal racconto di ciò che si sta per mangiare, nel suo trattato eno-gastronomico traccia l’identikit del partner ideale con il quale ognuno di noi può dividere tavola e letto. Per Stewart Lee Allen la mela è il cibo proibito e in lei il purpureo della buccia somiglia alle labbra di una donna, (ma quali labbra, dico io?) e la polpa bianca rimembra i denti e la pelle e per questo ci invita a mangiarla. Assaporando una mela, chiaro rimando al peccato originale, il sapore e la croccantezza scandiscono la natura immorale del gesto dell’addentare, la mela per quanto possa sembrare innocente era e rimane la metafora esplicita d’immoralità, crudeltà e inganno ricordandoci che nel cuore di questo frutto tanto chiaccherato risiede vagamente l’organo sessuale femminile soprattutto se la si taglia orizzontalmente. In “Tartufi bianchi in inverno” di N.M.Kelby, il grande chef Escoffier conquista sua moglie Dolphine con una partita a bigliardo e dopo averla avuta in premio dal padre la fa innamorare conquistandola dentro una cucina. In quell’ambiente dal caldo opprimente, alla novella sposa sembrava di andare a fuoco, anche i capelli le sfuggivano dai fermagli a causa della temperatura. Escoffier le cucinò un piatto semplice a base di sei grandi uova scure, trenta grammi di burro e una poêle. Lei si innamorò di lui quando le svelò l’utilizzo dell’ingrediente segreto che rendeva il piatto straordinario: l’aglio. A girare il burro con l’ingrediente segreto, insieme, vicini, i due potevano sentire i propri odori, i respiri. Escoffier invitò la sua amata a mescolare. Si mise dietro di lei perché potesse condurla nel valzer, una danza a fuoco lento come il bacio che le diede subito dopo. In “Como agua para chocolate” di Laura Esquivel, il personaggio di Tita, donna di passione, sofferenza e sentimento, vive uno speciale rapporto con il cibo che le permetterà di raccontarsi al suo amato impossibile e le farà esprimere il suo intenso ardore. Tita percepisce il mondo attraverso la cucina, raccontando i sussulti del cuore con i suoi piatti.

La cucina ci racconta, narra i nostri desideri, i nostri umori e le nostre perversità nascoste attraverso il cibo che volente o nolente diventa parte di noi. Una semplice insalata, (mangiata), diventa parte integrante della nostra pelle, dei nostri capelli, dei denti, diviene il nostro sguardo languido, la nostra calda saliva e il liquido vaginale in eccesso. Quindi, quando ci avviciniamo a un piatto, chiediamoci, dove risiede, nella sua bellezza, la prova divina del suo amore e la prova terrena del suo erotismo.


domenica 7 ottobre 2012

MyWhere. Chi si ferma è perduto






Il 2 ottobre 2012 è nato MyWhere. Un nuovo portale online, un nuovo modo di fare comunicazione, un esempio di diario post-moderno: una visione di piccoli atti creativi resi possibili dalla magia di internet.

Sul nuovo sito www.mywhere.it, otto categorie che racchiudono le percezioni private di persone