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martedì 2 novembre 2010

Orange Moon

Io, io e sempre io…
Sono nata in un piccolo paese di provincia, allora c’era anche l’ospedale e mia madre mi ha dato alla luce a15anni, un medico di colore, raro per quell’epoca ha assistito la mia baby mamma, un parto cesareo difficilissimo e molto travagliato. Era una calda giornata di fine maggio, le rose erano già sbocciate e nell’aria si poteva sentire il profumo intenso che emanavano, nei fossi si scorgevano le viole che si mescolavano alla dolce e inebriante essenza dell’erba dei campi della bassa mantovana. La mia famiglia era talmente povera da non avere nemmeno il bagno in casa, di notte facevamo la pipi nel vasino e prima di andare a nanna in inverno dovevamo mettere il “prete” con le braci calde perché il riscaldamento non esisteva. Dormivamo tutti insieme nella stanza dei nonni, io Cry, Capre, mio cugino Gregory e a turno altri nipoti, poi ci è stata data una stanza supplementare perché eravamo diventati troppi e i letti erano sempre quelli. Alla mattina a scuola e poi tutto il giorno a giocare nella corte aspettando l’ora di cena, quando ci riunivamo tutti e io sedevo alla sinistra del nonno, ero l’unica a poter bere il brodo con il vino nella scodella, ero la più grande, la più ascoltata, la più brava a scuola, la più giudiziosa, ero quella che aveva il peso di ciò che combinavano gli altri, la responsabilità se creavano danni, se non facevano i compiti, e se sprecavano quel pochissimo cibo che avevamo a disposizione per fare merenda: mezza rosetta di pane con la mortadella, perché costava poco. Bimba prodigio, con un’occhialino rosso che contornava il mio faccino saccente, capelli rossi e tante lentiggini, non proprio un mostro di bellezza, ma sicuramente un caterpillar in tutto ciò che facevo. Ero la prima, sempre in tutto, qualsiasi materia a parte matematica che sinceramente l’ho sempre odiata (a che serve poi..) il mio primo computer l’ho preteso a 7 anni, il mitico commodor 64, ero troppo intelligente perché me lo negassero. Tutte le bambine della mia età giocavano con le Barbie, io andavo a vedere i dipinti nelle chiese della zona, leggevo in continuazione e sapevo già cosa avrei fatto da grande. In quel periodo soffrivo di crisi di nervi perché ero una bambina nei panni di una adulta, ora soffro di crisi di nervi perché sono un’adulta che vorrebbe tornare a vestirsi con le scarpe rotte e i codini in testa, vorrebbe ritornare a sognare e vorrebbe prendersi il tempo per vestire le bambole che non ha mai conosciuto. Solo libri, studio, appunti e scrittura…si perché io ho sempe scritto molto, di tutto di tutti e se anche mi mancava la carta perché non avevo i soldi per comprarla io scrivevo con i sassi sull’asfalto, con un legnetto sulla terra…scrivevo perché era l’unico modo per non impazzire era l’unico modo per diventare quella che sono.

Sono cresciuta, la mia vita è cambiata un po’, io in realtà sono solo diventata un po’ più grande, con un po’ più d’esperienza, un po’ più di diplomazia, ma in fondo sono sempre la stessa, sempre quella ragazzina alla quale tutti chiedevano i consigli per i compiti in classe, quella che dava mezza merenda alla sua compagna di banco, quella che di fronte a un bocciolo di rosa ne ha sempre respirato a larghi polmoni il profumo. Alle superiori ero Minerva, dea della caccia e della sapienza perché avevo la tenacia di un guerriero e l’avidità di sapere di un ricercatore. Mi rispecchiava molto questo ruolo, me lo avevano dipinto addosso e a volte venivo anche derisa per la mia troppa conoscenza e per il mio carattere estremamente determinato e duro. Ero già bellissima a 14 anni, una teenager con capelli ricci, occhi azzurri tutta tette e culetto in fuori, ma in realtà io non mai pensato troppo alla mia bellezza, il mio cervello era molto più importante, mi avrebbe portato lontano, forse anche troppo, a volte l’ignoranza è meglio per affrontare la vita, se non sai nulla non ti può toccare nulla, se ignori il mondo ti scivola addosso.

Oggi ho 33anni, una laurea in storia dell’arte, un master in arti visive fatto in due paesi diversi dal mio, tre lingue e la quarta in arrivo. Faccio il lavoro che ho sempre voluto fare e scrivo per hobby.
Sono carina, un corpo da 18enne vestito con l’eleganza della maturità, un viso magro e pulito non segnato dal tempo, merito anche di un buon chirurgo. Ho acquisito stile e sicurezza, portamento e classe. Sono diventata una donna, una donna Vera.
La mia vita è davvero perfetta non la cambierei con nessun altra, ciò che mi ha portato qui è stata la tenacia di uscire dalla fame e dalla mediocrità di un paesello di provincia, il voler dimostrare che anche una ragazzina povera può farcela. Vivo in una casa di 130 metri nella zona più fashion della città, una casa con il riscaldamento, il bagno e tante stanze dove poter danzare nei momenti di sconforto mentre ascolto Seu Jorge. Qui ho tante cose che non avevo prima, ho un letto imbottito rosso, delle magnifiche sedie Philippe Stark e un divano IKEA per gli ospiti. Ho un Mac tenuto come un trofeo sulla scrivania che mi permette di lavorare, e una bellissima collezione di opere d’arte comprate durante i miei innumerevoli viaggi in giro per gallerie. Mi manca solo una cosa che ora non ho più. Mi manco io.
TO BE CONTINUED…


lunedì 28 dicembre 2009

La Capreccion-

Ci sono giorni, come oggi, che prendere la macchina è impossibile, ormai la neve ha invaso ogni angolo della mia città e ha sequestrato la mia Smartina, la temperatura media è -10 gradi sotto zero e per terra troviamo solo lastre di ghiaccio, talmente scivoloso che anche una pattinatrice olimpionica super esperta farebbe fatica a piroettarci sopra. Per fortuna che io sono una donna previdente e quattro anni fa a Marbella, in piena, diciamo inoltrata primavera ho comprato uno splendido paio di Monn Boot di Dior-modello con logo—strepitosissimi e fashionissimi., cosi posso gironzolare per la city munita di questo oggetto del desiderio che qualsiasi donna vorrebbe ai piedi. Questa mattina alle 9 mi sono svegliata e affacciandomi alla finestra, un impellente voglia di cappuccino dai ragazzi del TelQuel caffe è stato il mio primo pensiero. Mi sono fiondata a lavarmi denti e ascelle, infilata un leggings blu, cappellino grigio e via come una saetta giu per le scale della casa degli gnomi di mia sorella. In quel piccolo tragitto che mi separava da Strada Maggiore i miei pensieri hanno cominciato ad ingarbugliarsi, forse seguivano un po il mio stomaco, e un po seguivano ciò che da ormai cinque mesi era il mio pensiero fisso o meglio quello della Capreccion-tal “Pinna Gialla”-(ho deciso di non chiamarlo con il suo vero nome perche non si merita nemmeno che gli faccia pubblicità, anche se ho intenzione di sputtanarlo ferocemente). Da buona osservatrice, ho studiato il soggetto quasi un anno e mezzo e a oggi posso realmente dire che è un essere spregevole e meschino.



“Gli uomini sono nati dalle donne ma non sono come noi..” la mia mamma me lo ha ripetuto da tutta la vita …ogni volta che succedeva qualcosa di strano e ogni volta che un amore moriva a suon di piatti rotti e parolacce lei era sempre li a ripetermelo… Che amore la mia Mamy, di quelle con la M maiuscola, che sanno sempre quello che ti devono dire e che ci sono qualunque cosa succeda, sono li quando pensi che la vita sia una truffa e che gli uomini tutti truffatori… In fin dei conti con un padre come il mio come avrebbe potuto essere diversamente, quel furbone ci ha messo subito alla prova fregandoci e insegnandoci in ogni modo che il sesso maschile, è e rimane un genere da evitare sempre e comunque, o se proprio non si può, bisogna sempre leggere le controindicazioni. Pare che alla Capreccion abbiano rubato il libretto illustrativo che spiegava come dosare l’abuso del farmaco Pinna Gialla, e haimè anche se io mi sono adoperata, per farle scrivere dalla ditta farmaceutica i consigli d’uso, lei non mi ha cagata (come sempre) e ha fatto di testa sua. Stare a spiegare dall’inizio ciò che succede ad una donna quando compie 30anni sarebbe troppo lunga, ma di una cosa posso essere certa, quel giorno c’è qualcosa che scatta in te e ti fa cambiare, improvvisamente hai voglia di famiglia , di Bebè di casetta con pannolini pieni di merd…puzzolente in giro nel rusco di casa, e non si sa il motivo per cui da quel momento in poi tutto convoglia nella ricerca forsennata di un uomo che rispecchi quei canoni di uomo per bene, capace di darti una serenità famigliare e di garantirti un matrimonio. Il 5 Luglio 2008 alle ore 21 è successo proprio cosi alla Camilla Capreccion, è Impazzita…!!!!! Ha deciso di deporre le armi di guerrigliera Bomb-Raider, appendere il braghino e il sandalo tacco 12 al chiodo e dedicarsi alla ricerca spasmodica di un uomo. Alla mitica festa di “Suonare Valeriani” del caro amico Silvio, che ci ha prestato il suo appartamento di quattrocento metri quadrati in Strada Maggiore, abbiamo festeggiato i 30anni della mia sorellina.



Una folla di 450 scalpitanti ospiti venuta da tutte le parti d’italia era accalcata nella meravigliosa residenza con soffitti affrescati. Un video sulla sua vita era proiettato sulle pareti e Jovanotti e la sua “Safari” rimbombava nella stanza principale dove lo champagne scendeva a fiumi nei bicchieri di cristallo e le aragostelle appena tiepide si appoggiavano dolcemente sui palati di svestite amazzoni in preda a crisi di calura. Quando la regina è arrivata il tasso alcolico era gia altissimo, se ci avessero fatto l’etilometro avremmo raggiunto tranquillamente i 5.0, lei era splendida nel suo straccetto di Roberto Cavalli, il bulbo cotonato da selvaggia le contornava un viso abbronzato e rilassato, con l’abito arricciato verso l’alto le si notavano le gambe esili e muscolose e il sandolino Chanel dorato con smalto bordeaux avrebbe fatto impazzire qualsiasi feticista accanito. Era davvero divina, al pari della regina Diana mentre andava verso il suo sposo il giorno del matrimonio con il principe Carlo d’Inghilterra.
Ad un certo punto della serata, con mille pacchettini in mano mi sento chiamare ripetutamente, come se la mia presenza fosse una necessità impellente.

”Simo Simo Vieni Qui”…la Capreccion urlava a squarciagola e si dimenava con il suo ghepardo addosso…

“Che c’è Gio…cosa di cosi urgente da distogliere la mia attenzione alla 14ma bottiglia di Ca’ del Bosco”…

“Vieni Simo ti presento…D…Pinna”…

Oddio…mi è quasi andato di traverso il millesimato R di Ruinart, una fattispecie di Omino Michelin gonfio mi schiaccia un sorriso a 36 denti e mi stringe la mano che quasi me la frantuma… una gomma piuma con i bicipiti tatuati, rasato come una palla da bigliardo… mi abbraccia e si presenta come il fidanzato ufficiale.
“e quello sarebbe il maschio da paura gran cartolone che mi dicevi…” sforzo un sorriso finto come quando per natale ti regalano un regalo che sicuramente hanno riciclato e accenno un “piacere Simona”…

Quella Dea della Capreccion si è andata a infossare in un dirupo…ma ancora non lo sa.


E’ passato un po di tempo, dove viaggi, regali, rolex, promesse di matrimonio si sono sprecate e dove la cosa piu facile sembrava amare…ma in realtà non è stato affatto cosi, ciò che sembrava era solo il frutto della solitudine di un uomo che aveva di fronte un inverno e doveva svernare con una qualsiasi a prescindere da chi fosse…una vale l’altra..per molti uomini non importa la qualità ma la quantità..il mio fidanzato dice…” anche se non è una gran gnocca, fa Curriculum” e lo fanno senza pietà, senza rispetto senza ritegno. Un inverno passando tra le stanze dell’hotel Costes nella fredda Parigi al residence con piscina della caldissima Malindi, tra una sciata in montagna e un week end in beauty-farm da capogiro. Sembrava un sogno…ristoranti tre stelle e champagne sempre freddo nel frigo, post-it con la scritta ti amo in tutte le lingue appese in ogni angolo della sua piccola casa.


Momenti indimenticabili, la vedevo veramente felice, ma in realtà al di fuori una sorella si rende conto molto prima quando c’è qualcosa che non va…l’amore copre gli occhi e rincoglionisce. Io non riuscivo a capire perché spesso, quando uscivamo, e sia ben chiaro che lui è sempre stato molto gentile con me, il suo bancomat non funzionasse…stranamente era sempre o smagnetizzato o rotto, anche al Costes con un conto di 1300€ non andava e per fortuna che la Capreccion dispone di una magnifica American Express Gold, (che potrebbe essere vuota come la mia, ma non lo è) e per quella volta si è prestata a pagare un albergo tra i piu costosi della bella Parigi senza batter ciglio. Ma questi sono solo particolari di un amore che io ho sostenuto perché ad una sorella si deve sempre dare la spalla ma obbiettivamente tutti questi segnali di fumo, io li vedevo e non potevo far nulla.
La mia dolce, amata, adorata, unica vita della mia vita è stata lasciata in un modo atroce e infame, senza una degna spiegazione senza un minimo di rispetto per una donna innamorata, una donna che aveva ricevuto una proposta di matrimonio il giorno 23 agosto 2008, che aveva creduto che si sarebbe realizzato il suo sogno. Si è spenta una storia, tra lacrime e sofferenza tra una caduta da un tetto e la perdita di un figlio di un uomo che non valeva e non vale nemmeno lo sforzo di un saluto. Un uomo che non ha avuto il coraggio di affrontarla e liberarla dal dolore. La Capreccion storia di una donna fantastica che è rimasta cinque mesi seduta sul divano, ha perso 13 kg e ora ringrazia perché la fortuna le ha regalato un corpo da mozzare il fiato e un sorriso da togliere il sonno.


W la Capreccion-----