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martedì 11 agosto 2015

Segni indelebili a palato, memoria e cuore. La cucina di Mauro Uliassi

Amo il cambiamento e amo chi ha il coraggio di portare con sé la tradizione
 senza esserne schiavo.

Uliassi. (Credit da Web)
Agosto di riflessione, di pensieri che fanno a botte tra loro, di frasi che si spezzano con un alito di vento e di sapori che voglio provare, annusare, sentire. Agosto che questa volta sei tutto mio, e del mio inesorabile e instancabile desiderio di cibo. Agosto che ti prendo per la gola e faccio capriole per sopportare il caldo che mi cuci sulla pelle come un cappotto di piume d’oca. Agosto di viaggi che vanno dal letto alla doccia e poi ancora, dalla doccia al divano, ma che qualche volta vanno da casa (Bologna) a Senigallia, rigorosamente in treno, perché posseduta dal desiderio capriccioso di mangiare da Uliassi. Agosto che preparo il computer, infilo un tacco in borsa e scappo in stazione, agosto che faccio un appuntamento di lavoro e poi non vedo l’ora che sia sera per entrare in quel tempio marchigiano che è Uliassi. Agosto che, Dio benedica le mie passione, che sono solo due (arte e cucina), ma che quando si prendono per mano sanno farmi così felice che quasi cammino dritta dopo una bottiglia di Thienot Brut e due antistaminici per combattere la mia allergia alle olive. E allora cuffiette nelle orecchie ed Exilio che suona a tutto volume mentre ondeggio sul sedile di pelle ringrinzita del TreNord. Gocce di sudore lungo la schiena, ventaglio che sventola aria rovente, gente in piedi con valige grandi come armadi ed io, che ho solo me stessa e i miei tacchi a spillo, per fare due cose straordinarie: concepire una mostra e progettare il mio prossimo kg di troppo. Senigallia, il Summer Jamboree che veste le persone di sorrisi alcolici e le donne di gonnelle svolazzine e nastrini per i capelli a pois, ed io che ho uno stupendo ma anonimo vestitino verde petrolio, ma che mi sento, dalla felicità, la migliore delle rockabilly sulla piazza principale.
Suono. Cuore a mille. Già sono ubriaca di gioia.
Mi siedo.
Respiro.
Aria di mare. Odore di salsedine. Sabbia addosso. Vita tra le mani.

giovedì 16 ottobre 2014

Molto Food, ma anche molto Porn. Piergiorgio Parini e le erbette di campo




Glielo dite voi a PierGiorgio Parini che con il suo essere cosi Zen mette a dura prova anche le donne equilibrate come me? Ma insomma, possibile che nessuno abbia il coraggio di urlargli al vento, senza ritorno di boomerang, che per la maggior parte della popolazione italiana femminile, dalle casalinghe disperate alle project manager di grandi aziende, quando quel ricciolino romagnolo fa una comparsata scendendo dalle valli riminesi, si alza anche il pelo più nascosto di qualsivoglia femmina viva su questo pianeta. Qualcuno glielo scrive uno striscione davanti a casa con scritto. “Parini ci piaci in tutte le salse ma fermentato come un fagiolino sei meglio”.  Per fortuna che vive come un eremita sui monti di Torriana (densità della popolazione scarsissima) perché se fosse a Bologna, fuori dall’uscio, si troverebbe un eliminacode, come al supermercato, con numerazione che va dall’uno al milione, di donne che strappandosi i vestiti, farebbero a gara per catturare la terra che striscia sotto le suole delle sue ginniche. E poi diciamocela tutta, santo di quel Signore crocifisso sulla croce, Parini è illegale.

martedì 19 agosto 2014

La sanguinaria Bloody Mary


La gola è una debolezza del sesso debole. Ma quale sarà mai il sesso debole? Lo sono tutti, solo in modo diverso. Quando si parla di gola e peccati capitali, i sessi sono cosi deboli da cadere sempre in tentazione. Ma è la donna, che ai tempi di internet non è più l’angelo del focolare o la timida verginella, rimane sempre la vera protagonista e icona da mangiare e conquistare. Ora le donne sono tutt’altro che deboli, soprattutto quando si parla di peccati.
Il marchese de Sade scrive ne La nuova Justine: “Dopo i piacere della lussuria […] non ce ne sono di più divini di quelli della tavola… […] poiché è facile infiammarsi per i piaceri dei sensi e di conseguenza è impossibile non eccitarsi per i piaceri della gola. Oh, lo confesso […] l’intemperanza è la mia divinità e piazzo il suo idolo nel mio tempio, accanto a quello della Venere; ed è solo ai piedi di entrambi che riesco a raggiungere la felicità”.

giovedì 3 aprile 2014

A Bologna nasce IFood, un nuovo modo di comunicare il cibo


Il menú di Ifood

Alcuni anni fa quando mi misi seriamente (si fa per dire) a scrivere di cibo, pensavo fermamente che la cucina potesse essere il nostro reale termometro di cambiamento (in realtà lo penso ancora e sempre di più). La cucina, non solo ci mette a tavola e riempie la pancia ma ingrassa la mente, favorisce la socializzazione e cosa non ultima, aiuta a vivere meglio. Il cibo – è cultura -  e ci ha sempre aiutato a capire gli usi e i costume di un popolo, anticipando i cambiamenti.

domenica 23 febbraio 2014

La felicità dentro a un cappuccino


Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho fatto un check-in su cosa significhi per Blue la felicità. Forse è passato troppo tempo. Forse ogni tanto dovrei riprendere in mano i fogli di carta e rileggerli. Dovrei apportare delle modifiche, perché si cambia e così cambiano anche i nostri parametri, la nostra percezione sulla felicità diventa diversa perché cresciamo e abbiamo altre esigenze. Ci sono cose che mi hanno sempre reso felice e altre che, con l’andare del tempo, hanno avuto bisogno di essere riviste. E allora ecco cos’è per Blue la felicità.

mercoledì 4 settembre 2013

Un, due, tre. Triplo Orgasmo mortale


Avete presente la frase: “Vedi Napoli e poi muori”? Ecco, adesso spostate la stessa emozione che trasmette questa frase e pensate alla cucina. “Mangia al Celler e poi muori”. Si, perché dopo essere stati al Celler de Can Roca potrete solo implorare che la sensazione di brivido diffuso non se ne vada più dal corpo, dovrete sperare che la mente non abbia dimenticanze, dovrete invocare il palato perché rimanga per sempre cosparso di quei cibi così deliziosi. Entrando al Celler non solo avrete un brivido freddo che vi farà inturgidire la lingua, inarcare la schiena e sfarfallare lo stomaco, avrete un piacere così totalizzante, così immensamente prepotente, così diverso da ciò che avrete provato fino a quel momento che vi sembrerà di entrare nel Paese dei Balocchi mentre il diavolo vi sfrega una piuma sul clitoride.

mercoledì 27 febbraio 2013

Macchè Mela del Peccato!!!


Io non so cucinare, non faccio arte, ma la osservo e probabilmente non so nemmeno fare l'amore, ma in questi anni ho sempre cercato di applicarmi. Certo cucinare non mi riesce benissimo, anzi diciamo la verità proprio non mi riesce. Dipingere, fotografare o scolpire nemmeno, diciamo che sono più ferrata a guardare l'arte e fare l'amore, beh qui, certo non dovrei essere io a dirlo, ma se pur non mi senta una tigre della branda mi applico con tanta dedizione, quando mi è possibile. Mangiare, guardare e fare l'amore sono verbi che alludono ad azioni legate al piacere, in tutti, l’atto che si compie soddisfa un bisogno, un desiderio, una voglia. Potrebbe essere più semplice e istintivo pensare che il piacere che più ci è necessario sia quello legato al cibo, atto del mangiare, in realtà non è cosi, tutti e tre sono dettati da qualcosa che va molto oltre una semplice esigenza. Certo cibarsi, in prima battuta è fondamentale per vivere, ma non lo è forse anche fare l’amore o osservare un’opera d’arte? Potremmo mai prescindere da una di queste tre cose? Potrei, io, vivere senza cibo, senza arte e senza sesso? La risposta è NO.

mercoledì 12 dicembre 2012

Il Kamasutra è una questione di DOP.


LEGGIMI ANCHE SU MYWHERE

Che il cibo abbia una stretta relazione con il sesso, IO ne ho la certezza. Va detto, però, che se fossi la sola non sarei credibile. Mi affido, quindi, a esperti per i quali il legame è cosi intimo e inscindibile da scriverci pagine e pagine, libri interminabili in cui ogni foglio ha il profumo della Melanzana mentre amoreggia con il rumore della carta. Isabel Allende in “Afrodita” spinge la lama in fondo al rosso cuore pulsante di un pomodoro, ricercandone morbidezza erotica e succosità carnale.
Manuel Vasquez Montalbàn nelle “Ricette immorali” afferma che esistono svariati esempi di seduzione che partono dal racconto di ciò che si sta per mangiare, nel suo trattato eno-gastronomico traccia l’identikit del partner ideale con il quale ognuno di noi può dividere tavola e letto. Per Stewart Lee Allen la mela è il cibo proibito e in lei il purpureo della buccia somiglia alle labbra di una donna, (ma quali labbra, dico io?) e la polpa bianca rimembra i denti e la pelle e per questo ci invita a mangiarla. Assaporando una mela, chiaro rimando al peccato originale, il sapore e la croccantezza scandiscono la natura immorale del gesto dell’addentare, la mela per quanto possa sembrare innocente era e rimane la metafora esplicita d’immoralità, crudeltà e inganno ricordandoci che nel cuore di questo frutto tanto chiaccherato risiede vagamente l’organo sessuale femminile soprattutto se la si taglia orizzontalmente. In “Tartufi bianchi in inverno” di N.M.Kelby, il grande chef Escoffier conquista sua moglie Dolphine con una partita a bigliardo e dopo averla avuta in premio dal padre la fa innamorare conquistandola dentro una cucina. In quell’ambiente dal caldo opprimente, alla novella sposa sembrava di andare a fuoco, anche i capelli le sfuggivano dai fermagli a causa della temperatura. Escoffier le cucinò un piatto semplice a base di sei grandi uova scure, trenta grammi di burro e una poêle. Lei si innamorò di lui quando le svelò l’utilizzo dell’ingrediente segreto che rendeva il piatto straordinario: l’aglio. A girare il burro con l’ingrediente segreto, insieme, vicini, i due potevano sentire i propri odori, i respiri. Escoffier invitò la sua amata a mescolare. Si mise dietro di lei perché potesse condurla nel valzer, una danza a fuoco lento come il bacio che le diede subito dopo. In “Como agua para chocolate” di Laura Esquivel, il personaggio di Tita, donna di passione, sofferenza e sentimento, vive uno speciale rapporto con il cibo che le permetterà di raccontarsi al suo amato impossibile e le farà esprimere il suo intenso ardore. Tita percepisce il mondo attraverso la cucina, raccontando i sussulti del cuore con i suoi piatti.

La cucina ci racconta, narra i nostri desideri, i nostri umori e le nostre perversità nascoste attraverso il cibo che volente o nolente diventa parte di noi. Una semplice insalata, (mangiata), diventa parte integrante della nostra pelle, dei nostri capelli, dei denti, diviene il nostro sguardo languido, la nostra calda saliva e il liquido vaginale in eccesso. Quindi, quando ci avviciniamo a un piatto, chiediamoci, dove risiede, nella sua bellezza, la prova divina del suo amore e la prova terrena del suo erotismo.


martedì 30 ottobre 2012

Piatti che coinvolgono mente, palato e cuore. La cucina di Pier Giorgio Parini




Chissà perché siamo cosi abituati a pensare al futuro, a cercare di costruirlo, viverlo, intesserlo, immaginarlo e sognarlo. Chissà perché ci sembra cosi lontano quando in realtà al solo pensarlo è già passato. Il tempo è il grande cruccio dell’esistenza, il tallone d’Achille dell’umanità, il filo d’Arianna che ci farà uscire dal labirinto. Il tempo è passato tra un attimo e futuro tra un secondo, non siamo in grado di percepire il suo passaggio e quando ci proviamo ci sfugge di mano e allora è troppo tardi per riacchiapparlo. Non vi è alcuna soluzione che possa impedire il suo scorrere e tantomeno un laccio che ci aiuti a recuperarlo. Il tempo non perde tempo, ci impone solo di viverlo. Ma esiste un luogo, forse non l’unico, ma a me piace pensare che lo sia, dove pare che Kronos si sia fermato, dove gli odori punzecchiano l’olfatto e dove all’ora del tramonto puoi scorgere il sole dar luce al mare di fronte a te. Un luogo dove all’ora di cena si mescolano silenzio e profumo e suoni di natura conditi alla passione, è l’Osteria del Povero Diavolo a Torriana. 

sabato 20 ottobre 2012

Il Punto B. Straziami ma di corna saziami


di Blue G. e Antonia S.

Prima di cominciare questa nuova avventura, vi voglio raccontare in due parole cosa sarà la rubrica Il punto B.
Cos’è il punto B, dove si trovi e com’è sia fatto, nessuno lo sa. Il punto B è una zona erogena del nostro cervello, un punto di partenza sull’erotismo, una riflessione aperta sui nostri tabù. È un insieme di considerazioni che ci liberano dalla schiavitù di non raccontare le nostre pulsioni erotiche. Se è vero che, come sostiene Blue, l’erotismo parte dal cervello, passa dalla bocca con il cibo, attraversa il cuore con le emozioni e arriva dritto dritto laggiù, nell’innominabile zona del peccato allora il punto B è la strada che percorriamo ogni giorno per raggiungere la felicità”.
Vorrei anche anticiparvi che essendo una persona che ama le contaminazioni e ascolta le opinioni altrui a volte farò intervenire altri scrittori a interagire con la mia personale visione. Uniremo le forze e i pensieri su alcuni argomenti per dare più lati su cui riflettere. Ci sarà il lato B, ma perché non avere anche il lato A o il lato C?
Così succederà in questo primo argomento, nel quale scriveremo a quattro mani e due teste su un argomento scottante come il tradimento. Cos’è il tradimento, perché e come si sviluppa, perché succede, perché ne rimaniamo incastrate involontariamente, perché lo tolleriamo o perché non vogliamo vedere certi atteggiamenti. Mi interessa il vostro parere, mi piacerebbe aprire le porte a nuove discussioni che possano fornire spunti di valutazione e di crescita. Commentatemi pure, siate anche feroci, se necessario, Il punto B. ha uno sguardo aperto e ha bisogno di sapere cosa ne pensate. Che abbia inizio lo spettacolo a  quattro mani e due cuori: quelle di Blue G. e di Antonia S.
Buon lettura.

giovedì 11 ottobre 2012

Esistono tante prime volte, ma solo una rimane unica.


Ci sono tante prime volte. La prima volta che piangi quando esci dalla pancia della mamma, la prima volta che cadi dalla bicicletta dopo mesi che stavi cercando di reggerti sulle due ruote e la prima volta che a scuola prendi un brutto voto. C’è una prima volta per piangere, per soffrire, per lamentarsi, per arrabbiarsi e per fare il broncio, ma c’è anche una prima volta per ridere, gioire, rallegrarsi e per rendersi conto che la vita è bellissima, anche se la mamma ti ha dato un calcio nel sedere perché hai sporcato il vestito bianco con quelle more selvatiche (rigorosamente rosse) rubate dall’albero.

mercoledì 10 ottobre 2012

Cucinare con una margherita in bocca. Ivan Poletti


Un giorno mentre ero al ristorante, seduta al tavolo, davanti ad un succulento piatto di tagliolini con prosciutto e limone, il cuoco si avvicinò chiedendomi un parere. Io con la bocca piena e gli occhi sognanti gli dissi che mi sembrava di aver mangiato direttamente dalla bocca del mio amante. Quei tagliolini erano cosi buoni da non riuscire nemmeno a trovare un aggettivo adeguato per rispondere alla sua domanda. Allora fui io a chiedergli come fosse possibile cucinare con cosi tanta grazia e lui mi rispose che quando era innamorato cucinava con la margherita in bocca. La sua affermazione mi fece letteralmente impazzire.

domenica 7 ottobre 2012

MyWhere. Chi si ferma è perduto






Il 2 ottobre 2012 è nato MyWhere. Un nuovo portale online, un nuovo modo di fare comunicazione, un esempio di diario post-moderno: una visione di piccoli atti creativi resi possibili dalla magia di internet.

Sul nuovo sito www.mywhere.it, otto categorie che racchiudono le percezioni private di persone

venerdì 10 agosto 2012

Diabolicamente cucina


Noi donne non possiamo resistere agli uomini che sanno cucinare.
Perdiamo letteralmente la testa davanti a gaudenti maschi che scelgono gli ingredienti più freschi e sensuali, trasformandoli meticolosamente in preparati che aprono le porte della percezione e dell’anima. Rimaniamo ammaliate da uomini che sanno stappare una bottiglia di vino narrandone l’essenza e che sanno descrivere il colore, la delicatezza, l’aroma, la golosità e la consistenza di un “Pacchero” quasi stessero addentando delicatamente una parte del nostro corpo.

sabato 4 agosto 2012

Pasta Bianca



Ogni età ha il suo sogno erotico. A 14anni le ragazzine classe 77’ sognavano di sposare Simon Le Bon mentre i ragazzini giocavano ancora ai soldatini. Qualche anno dopo, noi femminucce, eravamo già alle prese con sottovesti trasparenti indossati nelle fiere di paese mentre gli uomini, sempre in ritardo, giocavano sull’autoscontro. Erano gli anni di Basic Instinct, del vedo – non vedo, dei rossetti rossi e del fondotinta rosa sulle guance. Erano gli anni dei “culi in pompa”, dei baci rubati e delle minigonne cosi corte da far voltare anche i pali della luce. Ma gli uomini erano sempre una spanna lontano da noi.

lunedì 23 luglio 2012

Bilbao. Dove passato e futuro costruiscono un presente migliore






























       El Museo bajo la luz de la media tarde

E' inutile che lo ripeta. A me Bilbao piace da morire. Sarà per il clima, per il panorama o per la gente. Sarà per lo spirito divertente, per il vino che costa 1,50€ a calice o per quella splendida pioggerellina chiamata Txirimiri che ti arruffa i capelli. Sarà per il Museo Guggenheim, per la torre di Iberdrola o per il ponte di Calatrava. Fatto sta che io farei carte false per abitare nella città dove si possono ammirare le opere delle più grandi ArchiStars mondiali inebriandomi lo sguardo con un tramonto rosso fuoco mentre mi gusto un buon Pintxos al Txatca (granchio) e un bicchiere di Cava al settimo piano del Grand Hotel Domine.
A pensare che poco più di vent’anni fa era una città soffocata da acciaierie e container del porto fluviale e industriale, rimango incredula.

giovedì 17 maggio 2012

Immaginazione, divertimento e audacia nelle dolci creazioni del postrero Jordi Roca






Ne “Il profumo” di Patrick Suskind si enuncia che “Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell'apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l'aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c'è modo di opporvisi. La storia e le credenze dell'uomo sono, dalla notte dei tempi, legate al profumo. Per i Romani e i Greci gli odori servivano a sviluppare complesse funzioni rituali. Per la sua inconsistenza, l'odore, evoca una presenza spirituale e ricorda la natura dell'anima. Nelle religioni orientali è sinonimo di perfezione, bellezza e virtù.
Se nella nostra quotidianità l'olfatto non è un mezzo di comunicazione esplicito, i profumi e gli odori divengono, comunque e inevitabilmente, parte della nostra percezione del mondo. Quanti di noi, potrebbero dimenticare la mattina precedente il Natale, quando dal letto della propria stanza, accecati dalla luce che entrava dalla finestra, l’odore del latte caldo e della torta nel forno, anticipavano una ricca colazione fatta dalla mamma. In quel momento in cui, ancora assonnati, scendevamo le scale in direzione cucina, tra sogno memoria e illusione nasceva in noi un’unica domanda: “E se in questo momento stessimo sognando di vivere?” Se il profumo che si propaga nell’ambiente fosse semplicemente il ricordo di un altro momento passato o magari il nostro desiderio di trovare una focaccia fumante che emana aroma di cannella? “Se in questo momento stessimo sognando di vivere” probabilmente capiremmo, dal basso della nostra giovane età che “coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte”.

martedì 27 marzo 2012

“Ovunque mi porti la cucina” di Daniele Bendanti


Finalmente ci sono riuscita, a forza di stressare qualcuno mi ha ascoltato. Ecco il risultato, la mia nuova rubrica Art&Chef su I.Quality. 


Daniele Bendanti classe 81’, bolognese di nascita ha frequentato ALMA, la Scuola Internazionale d’Alta Cucina Italiana di Gualtiero Marchesi. Nel suo percorso formativo passa dalle cucine di Renato Rizzardi, Marcello Leoni, Gaetano Trovato e Fernando P. Arellano dai quali apprende innovazione e tecnica, metodo e precisione, abilità e rinnovamento. Insegnamenti importanti che gli fanno intraprendere la strada della cucina scegliendo la tradizione come cavallo di battaglia, senza mai perdere di vista la ricerca. Proust affermava che “la vera scoperta del viaggio non consiste nel trovare nuovi territori ma nel vedere con occhi nuovi”. È proprio questa la filosofia di questo giovane chef che approdato, da poco più di un anno, all’Osteria Bottega (Bologna) ha deciso di rispettare l’identità gastronomica della città mantenendo un menu che rispecchi l’abbondanza e la ricchezza della cucina locale, ma inserendo piatti dal sapore italiano con quel tocco d’internazionalità che fanno emergere le sue irrequiete esperienze stellate.

lunedì 19 marzo 2012

Chiedilo alla Madonna di San Luca.


Cosa succede dentro di noi quando una storia finisce?

Cade il castello, nasce un misterioso cimitero al fianco dei tuoi organi, non senti più gli uccellini cantare, diventi cieco, sordo, muto, credi di abitare su un altro pianeta e Freddy Krueger tutte le notti, apre una ferita in prossimità cuore che stenta a cicatrizzarsi. In quei pochi momenti in cui ti dondola Morfeo hai incubi strazianti, il testimone della sicurezza è stato passato al tuo vicino di casa e fai cosi tanta ginnastica per non pensare che il tuo corpo, ormai gracile e minuto, diventa un insieme di muscoletti tesi. Non c’è rifugio, non c’è pace, nemmeno l’arte ti sana più l’anima. Solo Thoth, Dio della scrittura per gli antichi Egizi, riesce a farti passare attraversare Kronos che pare interminabile se non addirittura fermo.

giovedì 15 marzo 2012

Che cos'è l'amor?


A trentacinque anni non si ha più voglia di mediare. Non si accettano compromessi, non che si ammettessero prima, ma ora più che mai si hanno le idee chiare su ciò che si vuole ma soprattutto su ciò che non si vuole. È inutile perdere tempo sperando che al secondo appuntamento le cose migliorino, tendenzialmente peggiorano. Ma se proprio vogliamo dare una seconda possibilità allora è il caso di pensarci bene perché, alcune volte, potremmo rimanerci molto male.