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giovedì 16 agosto 2012

Caffé. Amore o Lussuria


“La donna è come un frutto che esala la sua fragranza solo quando una mano la strofina. Prendi, ad esempio, il basilico: se non lo scaldi tra le dita non sprigiona il suo profumo” 
 da Il giardino profumato

Proviamo a concentrarci un attimo. Chiudiamo gli occhi. Distendiamo le gambe. Liberiamo il cervello da tutto e cominciamo a respirare. Se il nostro naso è fino a  sufficienza riusciremo a percepire diversi odori, non sempre piacevoli, che entreranno dalle narici e si propagheranno in tutto il nostro essere. In quel momento di totale rassegnazione olfattiva potremmo trovarci a respirare l’odore di erba fresca (se siamo reduci da un temporale estivo), di fiori di pesco (con la primavera alle porte), di salsedine (se siamo di fronte al mare), di rose rosse (se il giardino della nonna è appena stato annaffiato), di more (se siamo a ridosso di un fosso nella campagna mantovana), di grano essiccato (se siamo su un campo in pianura padana) o di caffé della moca (se ci troviamo con la finestra aperta davanti alla scrivania di casa nostra e la vicina puntualmente, ogni giorno, alle tre, mette sui fornelli una moca da sei per berlo con le amiche).